I COSTI DELLA DITTA INDIVIDUALE.

Quanto può costare aprire una ditta individuale?

Quali sono i costi di una ditta individuale?

È questa la domanda che si pongono tutti quei giovani e non solo loro, che intendono avviare una nuova attività. Con i livelli attuali di disoccupazione giovanile, aprire una ditta individuale può essere una soluzione per crearsi quel lavoro che fuori non si riesce a trovare. Al contempo, quella di mettersi in proprio viene vista anche come una prospettiva di miglioramento della propria posizione lavorativa da chi ha sempre lavorato come dipendente ma sente ormai di aver imparato il mestiere e di poter gestire in autonomia una sua attività. Se tutte queste sono le ragioni che possono portare ad aprire una ditta individuale, vediamo ora quali sono i passaggi che si devono tener presenti e quali i costi legati alle singole procedure burocratiche che portano all’apertura di una piccola impresa di questo tipo.

COSTI DITTA INDIVIDUALE: L’AVVIO DELL’ATTIVITA’

A differenza di altre forme più complesse di attività, la ditta individuale per essere aperta non richiede procedure particolarmente complesse e non è necessario effettuare alcun atto formale presso i notai. Si tratta dunque di unaforma molto semplice di attività, che fa capo in tutto e per tutto alla sola persona del titolare. Ma cosa può spingere ad aprire una ditta individuale e a sceglierla ad esempio al posto di una società? I fattori possono essere molteplici. A volte si opta per questa forma di inquadramento proprio perché la tipologia di impresa che si sta avviando è incentrata sul lavoro di una singola persona e non è necessaria la presenza di altri soci. Altre volte, vi è alla base proprio la scelta di non entrare in società con altre persone, per avere un completo controllo della propria attività e poter prendere liberamente tutte le decisioni in merito, dalle più semplici alle più importanti.

L’APERTURA DELLA PARTITA IVA: I COSTI DI GESTIONE DELLA PRATICA E LE COMUNICAZIONI ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE E ALLA CAMERA DI COMMERCIO

Quando si decide di aprire una ditta individuale, la prima cosa da fare è consultarsi con un professionista che possa fornire dei consigli utili, non solo sulle procedure da attuare, ma anche sulla tipologia stessa di attività che si potrebbe avviare. Esistono infatti molteplici varianti che devono essere prese in considerazione prima di effettuare una scelta definitiva. A seconda del tipo di attività, ad esempio, si potrebbe decidere di aprire una ditta di tipo artigianale, per ottenere una serie di agevolazioni. Per rientrare in questo settore, però, occorre essere in possesso di determinati requisiti ed è compito proprio del professionista quello di tenere informati i clienti su tutti questi aspetti. Solo se correttamente informato, il cliente potrà infatti valutare in modo appropriato il da farsi. Occorrerà scegliere un codice Ateco nel quale far rientrare la propria attività, tra quelli resi disponibili dall’AdE e poi si potrà procedere prima con l’apertura della Partita IVA e subito dopo con la relativa comunicazione in Camera di Commercio. Entrambe le pratiche vengono effettuate dal consulente telematicamente e si concludono dunque nel giro di brevissimo tempo. A questo punto la ditta individuale si può considerare attiva e fin da subito è possibile iniziare a lavorare e a fatturare.

Analogamente per le attività commerciali la loro apertura è sempre soggetta a particolari requisiti relativi o alla persona dell’imprenditore oppure al locale dove si intende svolgere l’attività. Di tutto questo la competenza e degli Uffici Comunali del Commercio che a volte agiscono direttamente mentre altre volte con convenzioni presso le Camere di Commercio o gli Uffici Regionali. Normalmente questa iniziale è la fase che presenta la maggiore complessità essendo differenziata la normativa a seconda del tipo di attività che si vuole esercitare e di dove  la si esercita. Per il Commercio all’ingrosso sono previste altre procedure delle quali è competente direttamente la Camera di Commercio.

Dopo questa necessaria brevissima premessa di carattere burocratico amministrativo per effettuare l’apertura della Ditta passiamo all’analisi dei costi per effettuare l’apertura della ditta. Andiamo a vedere nello specifico quanto può venire a costare.
Partiamo dalla Partita IVA. L’apertura è fondamentalmente gratuita, ma c’è ovviamente un costo di gestione della pratica da pagare al consulente. Si tratta di un onorario che comprende la redazione del modello AA/9 7 e la relativa spedizione dello stesso all’AdE. Di solito i costi si aggirano in media intorno ai 50 euro.
A questa spesa si dovrà aggiungere la seconda pratica, cioè l’iscrizione della ditta appena creata in Camera di Commercio. Qui il costo sale rispetto all’apertura della Partita IVA perché vi sono anche delle spese fisse da sostenere. In media, si viene a spendere intorno ai 100 euro, 150 al massimo.
Se la tipologia di attività lo richiede, inoltre, si dovrà andare a scegliere una sede fisica nella quale operare. Questo significa dover sostenere anche un costo legato all’affitto, a meno che non si possieda un locale di proprietà o in alternativa lo stesso ci venga concesso da un familiare disposto a cederlo in comodato d’uso gratuito, quindi con zero spese per l’occupante. Esistono però attività che possono essere svolte anche senza che si abbia un luogo fisico dove ricevere i clienti, basti pensare alle molteplici ditte che lavorano ormai esclusivamente online.
Abbiamo capito dunque che le opzioni possono essere diverse e che non si può parlare di un costo univoco nel momento in cui si apre un’attività. Molteplici possono essere le variabili e occorre valutare di caso in caso. Quel che è certo, comunque, è che tasse e contributi devono essere pagati e andiamo allora a capire quanto incidono questi due aspetti sui costi complessivi che una ditta individuale deve andare a sostenere ogni anno.

ECCO LE SPESE CHE PIU’ PREOCCUPANO I LAVORATORI AUTONOMI:

IL COMMERCIALISTA. Una volta sostenute le spese di apertura, si andrà a concordare con il professionista un onorario di base da cui partire per la gestione della ditta. Ovviamente tale onorario potrà andare a modificarsi nel momento in cui l’attività dovesse crescere e la sua gestione richiedesse un maggior lavoro da parte del professionista.
Si può considerare, comunque, che in media per la gestione di una ditta individuale si spendono circa 1.200 euro, 100 euro al mese che comprendono la tenuta della contabilità semplificata ed ogni altro adempimento, comprese le dichiarazioni annuali con oscillazioni in più o meno per gli altri regimi contabili.
A questa spesa fissa per il consulente, si aggiungono i veri e propri costi di gestione della ditta individuale, che consistono nelle tasse da pagare ogni anno e nei versamenti da effettuare all’Inps per la previdenza.

I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI. Costituiscono il costo più pesante per un imprenditore che inizia  l’attività. L’INPS chiede il versamento di contributi in una percentuale del 23,55% del reddito al lordo delle tasse con un minimo di € 3.668,99 annuali che devono essere in ogni caso versati in quattro rate trimestrali di uguale importo.

Ad esempio il reddito minimo annuo da prendere in considerazione per l’anno 2017 ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali  nell’anno 2017 è stato pari a 15.548 euro. Pertanto, atteso che le aliquote per il 2017 erano fissate:

  • per la generalità dei contribuenti, al 23,55% per gli artigiani e al 23,64% per i commercianti,
  • per i coadiuvanti/coadiutori di età non superiore ai 21 anni, al 20,55% per gli artigiani e al 20,64% per i commercianti,

il contributo calcolato sul reddito minimale per il 2017 ammontava:

  • per la generalità dei contribuenti, a 3.668,99 euro (3.661,55 IVS + 7,44 maternità) per gli artigiani e a 3.682,99 euro (3.682,99 IVS + 7,44 maternità) per i commercianti;
  • per i coadiuvanti/coadiutori di età non superiore ai 21 anni, a 3.202,55 euro (3.195,11 IVS + 7,44 maternità) per gli artigiani e a 3.216,55 euro (3.209,11 IVS + 7,44 maternità) per i commercianti.

LE IMPOSTE (IRPEF, IRAP ED IVA)

Le imposte vengono versate invece direttamente allo Stato e sono di diversa natura. Abbiamo infatti da una parte l’IRPEF e dall’altra la tassazione dei redditi che viene calcolata in fase di dichiarazione annuale. Naturalmente il titolare di una ditta individuale può dedurre le diverse spese sostenute, sempre in fase di dichiarazione, e ottenere così un abbattimento dell’importo complessivo delle tasse. Circa le imposte l’aiuto e la guida di un buon commercialista sono di assoluta importanza. I rischi di pagare tasse non dovute o per importi superiori a quello di legge sono assolutamente reali e concreti. Per non parlare delle pesantissime sanzioni alle quali si va incontro se non si rispettano gli adempimenti previsti e nei termini previsti. Quindi attenzione ai falsi commercialisti e se siete fortunati cercatevene uno buono che oltre ad essere coscienzioso sia onesto e soprattutto corretto nei vostri confronti. Ormai attraverso la telematica il contatto diretto con il commercialista non è più indispensabile. Si possono seguire bene aziende con sede anche a centinaia di chilometri di distanza.

Per concludere su questo punto i tributi non debbono preoccupare un buon imprenditore perchè essi sono sempre rapportati ai redditi guadagnati. Non esistono tributi fissi se non in misura del tutto marginale.

 

I REGIMI AGEVOLATI
Altro aspetto molto importante relativo ai costi della ditta individuale è la possibilità da parte dell’imprenditore di optare per un regime forfettario, nel caso specifico in cui i ricavi ottenuti durante l’anno non dovessero essere superiori a quanto previsto dalla normativa per ogni specifico codice attività. Con il forfettario si ottiene un notevole risparmio sull’Irpef, che viene pagata solo al 10% o al 15%. Non si versano inoltre Irap, Iva e Addizionali Comunali, ma al contempo si dovranno rispettare determinati paletti che vengono imposti per poter rimanere all’interno di tale regime. Oltre al limite di fatturato, ad esempio, vi è l’impossibilità di assumere dei dipendenti o dei collaboratori per tutto il periodo di tempo in cui si usufruisce dell’agevolazione. Del resto, se si è una piccola ditta individuale, si tratta comunque di un regime molto conveniente, da prendere senz’altro in considerazione. Su questi aspetti, in ogni caso, è sempre il consulente a consigliare al meglio il proprio cliente e a indirizzarlo secondo le caratteristiche della sua attività.

 

ALTRI ONERI ACCESSORI.

Un bravo imprenditore individuale deve inserire nel proprio budget dei costi altre voci che sono:

  • Il diritto annuale da pagare alla Camera di Commercio intorno alle 80 euro annuali;
  • Le tasse comunali che sono quelle del servizio idrico e della fognatura, la tassa sulla pubblicità, la tassa sui rifiuti solidi urbani, la tassa per la concessione dello spazio pubblico, sono di solito di importo non molto rilevanti però vi sono delle comunicazioni da fare per evitare di incorrere in spiacevoli sanzioni.
  • La firma digitale. Ormai essa è diventata indispensabile. La fa la Camera di Commercio dietro il pagamento della somma di € 25,00.
  • l’abbonamento RAI TV per uso commerciale se si utilizzano all’interno del negozio apparecchi radio o TV.
  • Coloro che hanno pubblici esercizi devono versare un contributo annuale alla Regione Calabria di circa 70,00.
  • Bisogna aprire un conto corrente bancario da intestare all’azienda. Tutti i pagamenti con gli Enti e l’Agenzia delle Entrate ormai sono diventati tracciabili e cioè devono avvenire tramite un conto corrente bancario.
  • Si ricorda inoltre che i pagamenti tra privati in contanti superiori a 3000,00 euro costituiscono reato e sono fortemente penalizzati mentre sono liberi se controparte è una Banca o la Posta. Quelli di importo inferiore sono liberi completamente liberi.

I RISCHI DI UNA DITTA INDIVIDUALE

Inutile dirlo, quello della ditta individuale non è un mondo fatto di soli vantaggi, ma anche rischi a carico di chi la apre. A differenza di quanto accade all’interno di una società, infatti, in una ditta individuale tutte le responsabilità sono a carico del soggetto che ne è titolare. Egli investe in quest’attività il suo patrimonio personale e al contempo, nel caso in cui le cose dovessero andare male, provvede, sempre con il proprio capitale personale, a rimediare alla situazione. Se si vengono a creare delle situazioni di debito con il fisco o con i fornitori, ad esempio, saranno i beni personali dell’individuo a essere usati per riparare a tali situazioni. Allo stesso modo, qualora ci si trovi a dover richiedere un prestito, in fase di avvio dell’attività o magari subito dopo, lo si farà individualmente e non a nome dell’impresa, come avviene invece per le società. Ecco perché prima di compiere tale passo occorre pensarci bene ed essere veramente decisi a intraprendere questa strada.

CONCLUSIONI: IL BUON COMMERCIALISTA

Sceglietevi un Buon Commercialista con esperienza e che risponda al cellulare [VOCE, WHAT APPS, SMS, FACEBOOK, ECC.] QUANDO LO CHIAMATE, affrontate sempre con Lui i vostri problemi economici aziendali, seguitene i consigli e vedrete che non avrete da temere niente da nessuno. E se poi avete bisogno di parlare di persona con i servizi delle Compagnie Low-cost si raggiunge qualunque parte del territorio nazionale in poco tempo ed a poco costo.

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