L’11.12.2017 la Commissione Bilancio in Senato ha bocciato l’emendamento proposto per la modifica del D.Lgs. 139/2005, dichiarandolo inammissibile. Tutto rimandato, forse, all’anno prossimo. La novella, si sa, avrebbe dovuto attribuire paternità legislativa al commercialista specializzato, prevedendo regole per il conseguimento e il mantenimento del nuovo titolo. Lasciando ad altri le polemiche sorte tra CNDCEC e sindacati di categoria (che tuttavia dovrebbero indurre a ulteriori riflessioni), pare però utile trarre alcune conclusioni. Siamo sicuri che il percorso per giungere ad una specializzazione, che risulti riconosciuta e apprezzata in quanto tale, debba passare da una norma di legge? In altre parole: giusto o doveroso specializzarsi? Forse partirei da qui. Decenni di professione, hanno visto nascere, crescere e consolidarsi studi, facendo esclusivamente leva sui servizi tradizionali: pacchetto completo contabilità più dichiarativi. Nulla o poco di più. Minori esigenze delle imprese, da un lato, e capacità di fare massa critica, dall’altra, facevano contenti tutti. Ma lo scenario è tremendamente cambiato e non c’è chi non se ne sia accorto. Precompilata, che nelle intenzioni del legislatore sarà allargata a macchia d’olio ad altri contribuenti. Dichiarazione IVA, per la quale ci troveremo presto adunati a celebrarne le esequie. Servizi di fatturazione in cloud, integrati con quelli di archiviazione digitale dei documenti e fatturazione elettronica, obbligatoria dal 2019 per i rapporti B2B, saranno apprezzati dai millenials molto più di quanto possano esserlo due fermate di autobus per portarci le fatture in studio. Il tutto in un contesto in cui riserve di legge per la professione ordinistica, di fatto, non ce ne sono. O ci si specializza, o si esce dal mercato. Punto. Ma è giusto che sia così. Del resto, nemmeno possiamo dirci bravi in tutto, se consideriamo che le competenze che dobbiamo presidiare spaziano dalle procedure concorsuali al contenzioso tributario, dalla finanza d’impresa alle operazioni straordinarie, solo per citarne alcune. Non attendiamo una legge. Non serve. Anzi, per certi versi, è controproducente. La specializzazione, quella per cui suoneranno al nostro campanello e non a quello di un altro, è tanto nella formazione, quanto negli anni che vi abbiamo dedicato nell’attività di studio. Prima iniziamo, meglio è. È anni che se ne dibatte, ma è anni che si è fatto poco. Certo la specializzazione costa sacrifici, prima che denaro. Difficile però immaginare che possa considerarsi un lusso. Anche le posizioni di mercato rassicuranti, tra qualche anno, dovranno molto probabilmente rivedere il proprio modello di business. Con i dovuti distinguo, ricordiamoci che Kodak è sparita dal mercato per mancanza di lungimiranza sull’evoluzione del settore. E, qualcun altro, nel frattempo, ha creato Instagram.

Pin It on Pinterest

Share This
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: