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CENTRO SERVIZI VOLONTARIATO DI PADOVA

12/c. Rivesto una carica all’interno del Consiglio Direttivo: posso essere pagato?

Risposta tratta da: http://www.tuttononprofit.com/2013/07/cosa-significa-divieto-di-distribuzione.html

Parliamo di divieto di distribuzione di utili. Cerchiamo di rispondere ad  una delle domande più ricorrenti che sono soliti porsi la maggior parte degli operatori degli Enti Associativi.
La questione è molto delicata. Infatti, in linea astrattamente teorica, la risposa al quesito secondo la normativa attualmente vigente dovrebbe essere affermativa, ma tale impostazione potrebbe innescare una serie di criticità che cercheremo di delineare nelle prossime righe.

Gli Enti senza finalità di lucro infatti (Associazioni Sportive Dilettantistiche, Culturali, di Promozione Sociale e ONLUS) non possono, per legge, distribuire in via diretta e/o indiretta utili e avanzi di gestione (così l’art. 10 co. 1 lett. D del D. Lgs. 460/1997). Ciò significa che non è possibile che vengano corrisposti denari a membri del Consiglio Direttivo (e ovviamente nemmeno ai Soci del sodalizio) per la semplice carica che essi ricoprono. Detti soggetti possono però certamente essere compensati per le attività che essi realmente prestano (stante ovviamente il rispetto dei requisiti imposti dalla normativa nel singolo caso di specie, e dunque ad esempio l’esistenza e la stipula di apposito contratto di lavoro/collaborazione, ecc …).

La criticità che emerge in relazione a questo aspetto ruota dunque attorno alla dimostrabilità certa che i compensi percetti da un membro del Consiglio Direttivo di un’Associazione o da un socio della stessa siano riconducibili ad attività che effettivamente sono state svolte per il bene del sodalizio. In parole più semplici: posto che, come precisato, esiste per legge il divieto di distribuire direttamente e/o indirettamente utili e avanzi di gestione, ma non quello di compensare chi presta la propria opera per l’Ente, in sede di un’eventuale verifica ed a fronte di specifiche contestazioni in tale direzione occorrerà dimostrare che i denari corrisposti ad un membro qualsiasi del Consiglio Direttivo od anche ad un Socio (e da questo soggetto ovviamente regolarmente fatturati) rispondono alle attività che questi hanno effettivamente prestato a favore dell’Ente e per la crescita del sodalizio, non per la carica rivestita all’interno dell’Associazione né tantomeno per trarne un lucro ed un beneficio strettamente personale (sotto tale profilo precisiamo che fanno eccezione le Associazioni di Volontariato costituite ai sensi della l. 266/1991 per le quali è espressamente vietata dalla legge la possibilità di corrispondere compensi a soci e amministratori). I compensi dovranno pertanto essere proporzionati all’attività svolta, oltre che ovviamente al volume delle entrate dell’Ente, nella consapevolezza che non esiste un parametro o una regola precisa, salva la previsione del già citato art. 10 del D. Lgs. 460/1997 (questa volta co. 6) in base al quale “si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione:

a)     le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi e di controllo, a coloro che a qualsiasi titolo operino per l’organizzazione o ne facciano parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dell’organizzazione, ai loro parenti entro il terzo grado ed ai loro affini entro il secondo grado, nonché alle società da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate, effettuate a condizioni più favorevoli in ragione della loro qualità …

b)     l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale;

c)      la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica … per il presidente del collegio sindacale delle società per azioni;

d)     la corresponsione a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto;

e)     la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche”.

Ferme tutte le considerazioni di cui sopra, precisiamo infine che sono sempre possibili i rimborsi per le spese effettivamente documentate nell’ambito delle attività dell’Associazione.

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